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Il Palazzo del Quirinale: non solo politica, ma anche una miniera di dipinti di inestimabile valore
L’arte italiana è una miniera di dipinti di altissimo valore, presenti nei musei, nelle chiese, nei palazzi di quasi ogni città. Anche nei paesi più piccoli sarà facile imbattersi in una chiesetta o in un municipio adornati con splendidi dipinti di grande valore. Purtroppo noi italiani siamo talmente abituati ad avere tutta questa bellezza sotto gli occhi quotidianamente che ci scordiamo quanto sia importante valorizzarla dal punto di vista turistico e tutelarla con opere di restauro e manutenzione. Uno dei palazzi più belli d’Italia, pregevole dal punto di vista architettonico e per i numerosi dipinti di valore presenti nelle sue numerose sale è il Palazzo del Quirinale a Roma. All’epoca dei papi ciascuna delle sale di rappresentanza era arredata con quadri aventi per soggetto immagini di episodi sacri. Tali immagini erano presenti veramente ovunque, basti pensare che la sala del biliardo era impreziosita da un dipinto della Madonna col Bambino ed i santi Caterina, Girolamo e Lucia, realizzato nel 1779 per opera di Pompeo Batoni. Purtroppo alcuni dipinti ed i cartoni preparatori presenti al Quirinale provenienti dalla Basilica di San Pietro sono state spesso sostituite con copie a mosaico a seguito dei furti operati dalle truppe napoleoniche e dell’abbandono del palazzo da parte dei papi dopo il settembre 1870. Nonostante ciò i napoleonici lasciarono nel Palazzo del Quirinale alcuni dipinti: una stupenda Annunciazione di Guido Reni risalente al 1610 presente nella cappellina dell’Annunziata, la tavola col San Giovannino, acquistata da Clemente XII come opera di Raffaello (attribuita lungamente a Giulio Romano ed oggi ad un ignoto pittore del Cinquecento), il Martirio dei Gesuiti di Jacques Courtois (1621-1676), due sante del francese Simon Vouet (1590-1649) e due pale d'altare di Giovanni Lanfranco e Carlo Maratta. Durante i primi anni del Regno d’Italia i Savoia dovettero occupare gli spazi lasciati vuoti dalle depauperazioni napoleoniche e scelsero per questo scopo una serie di dipinti con temi profani, come ad esempio argomenti storici, dinastici o familiari. L’obiettivo era quello di rendere questo palazzo così austero una reggia in pieno stile settecentesco, sfarzosa e luminosa, privata della serietà dei dipinti di argomento sacro. Ecco quindi apparire i ritratti di esponenti della casata, scene di episodi storici, ma anche di vita quotidiana o di ambientazioni naturali e paesaggistiche. Spiccano, in questo senso, le due tele di Sebastiano Ricci, (Ester davanti ad Assuero e Il Convito di Baldassarre, del 1733) le Sei Storie di Enea (del 1735).
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