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Il filone “onirico” dell’arte moderna: da Mirò a Chagall

Gli artisti del periodo moderno hanno spesso usato il sogno come fonte di ispirazione per le loro creazioni, per esprimere al meglio la loro interiorità, per affrontare a volte addirittura profondi momenti di autoanalisi ed arrivare a conoscersi meglio.

Uno dei filoni più conosciuti dell’arte moderna è proprio la pittura cosiddetta onirica, che mette in gioco tematiche inusuali rappresentando immagini visionarie, quelle stesse immagini frutto di esperienze meta-fisiche ed extra sensoriali che normalmente non fanno parte delle esperienze visive quotidiane. La corrente artistica più “onirica” in assoluto è sicuramente il Surrealismo. I quadri surrealisti sono forse i quadri d’arte moderna più apprezzati: Juan Mirò, ad esempio, è riuscito a creare, con la sua arte, un vero e proprio mondo parallelo, visionario, allucinato ed infantile, popolato da immagini colorate e da forme geometriche che sembrano fluttuare nella mente dell’artista. La produzione di Mirò sembra il risultato di un lavoro nel mondo dell’irreale, dell’inconscio, nell’incubo dal quale egli sembra non svegliarsi mai, perché ogni volta che riprende il pennello in mano è esattamente quell’incubo a ritornare più vivo di prima. Questa reinterpretazione del reale e dell’animo umano è presente, anche se in maniera del tutto diversa, anche nelle opere di Marc Chagall. Anche Chagall riesce a creare un mondo assolutamente personale, fatto di immagini irreali, di sogni e di spiritualità; Max Ernst, invece si spinge ancora più in là, alla ricerca dell’insondabile significato dell’animo umano. Un altro grande esponente dell’arte moderna di impronta onirica è De Chirico, artista affascinato dal mistero, dalle realtà che non hanno né uno spazio né un tempo ben definito, ma apparentemente sospese in una quarta dimensione…

Tra i quadri d’arte moderna appartenenti a questo filone surrealista che hanno lasciato maggiormente il segno nell’immaginario collettivo vi sono senza dubbio “Blue” di Joan Mirò, del 1961, di Chagall “La Caduta di Icaro” (1975) o “Il Grande Circo” (1968); di Max Ernst “Viva l’amore o Pays Charmant” del 1923, e, del 1926, lo croccante "La vergine picchia Gesù bambino davanti a tre testimoni: André Breton, Paul Eluard e il pittore".


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